Sulle note di un disco jazz,
fiati di persone sudate,
gocce di sudore
che si spandono su strumenti ottonati,
lucenti, suonati.
Calde note,
localaccio malfamato,
di puttane e ubriaconi.
Plin plin,
tasti che si rincorrono
su una discesa bianca e nera
salendo in note sempre più alte,
ogni sera.
Lei entra, bellissima,
venere scura, vestito rosso,
da metterle le mani addosso.
Guarda, e uccide.
Meglio di un coltello,
fredda come una lama,
tagliente come un rasoio.
Canta.
E incanta.