Archivio per Dicembre, 2008

Una Domenica Diversa

Dicembre 17, 2008

1959_LouisArmstrong

Imbozzolato nel letto, intiepido da uno scaldasonno salvifico,

attendo il mio turno per entrare in doccia,

prima di affrontare le forze della natura per andare a un concerto mattutino.

Volgare e adorata musica Jazz, dopo che ho dovuto sorbire adeguata contropartita

con concerto d’archi su valzer viennesi e operetta in tedesco.

Incipit.

Serata invernale, ma tanto in teatro ci sarà il riscaldamento.

Alla prima in questo teatro di periferia,

rimango parecchio sconcertato: siamo in un teatro o allo zoo?

Decine di donne dal gusto quantomeno dubbio travestite da orsi e volpi,

chiacchiericcia rumorosamente nella hall, mettendomi subito a disagio

con sguardi indagatori sul mio corpo estraneo e soprattutto sotto i 60 anni.

Un orso bianco si avvicina e mi chiede se ho visto un signore con un cappello blu,

dico di no, e lei mi sorride a 12 denti, non di più, credo.

Entriamo, e trovati i posti mi guardo intorno: un teatro moderno,

nel senso recente, di un squallido color bluette, freddo e insignificante.

Fredda ma significante la temperatura.

Forse ho capito perchè è frequentato da animali in pelliccia.

Una signora dietro di noi sbraita perchè un altro signore

le è passata davanti strofinandosi contro.

Il Signore elegante, non obbietta,

ma probabilmente l’unica alternativa sarebbe stata calarsi dall’alto,

vista la stazza del grizzly femmina, parecchio molesta e vendicativa.

Inizia lo spettacolo, dove cinque ragazze e una violinista un po’ andata iniziano il loro rituale,

intermezzato da moine fuori dal tempo e da gesti da grande teatro, ridicoli in un luogo così.

Entra la soprano, vestita come una melanzana viola, e i capelli fritti sul capo.

Canta bene, ed è già qualcosa.

Entrano i ballerini, lei capelli rossi ricci in una nuvola perturbata,

lui cotonato all’indietro come preso dal maestrale impetuoso.

Volano leggeri nella loro triste performance, senza grande tecnica,

dozzinali e inutili.

Continua la serata, mentre la gente applaude per scaldarsi le mani,

e non vede l’ora che sia finita,

tanto che alla fine del concerto, prima dei soliti bis programmati,

la gente si alza e fa per andare, prima di riprecipitarsi seccata dal

prolungarsi di questa inutile e ghiacciata agonia.

I ringraziamenti degli artisti concludono questa serata

e usciti fuori ci lanciamo nel caldo riparo della nostra macchina.

Valzer viennesi? Al concerto di Capodanno, a casa e al caldo!

Ho ragione a meritarmi un bel concertino jazz?

Buona domenica :)