Imbozzolato nel letto, intiepido da uno scaldasonno salvifico,
attendo il mio turno per entrare in doccia,
prima di affrontare le forze della natura per andare a un concerto mattutino.
Volgare e adorata musica Jazz, dopo che ho dovuto sorbire adeguata contropartita
con concerto d’archi su valzer viennesi e operetta in tedesco.
Incipit.
Serata invernale, ma tanto in teatro ci sarà il riscaldamento.
Alla prima in questo teatro di periferia,
rimango parecchio sconcertato: siamo in un teatro o allo zoo?
Decine di donne dal gusto quantomeno dubbio travestite da orsi e volpi,
chiacchiericcia rumorosamente nella hall, mettendomi subito a disagio
con sguardi indagatori sul mio corpo estraneo e soprattutto sotto i 60 anni.
Un orso bianco si avvicina e mi chiede se ho visto un signore con un cappello blu,
dico di no, e lei mi sorride a 12 denti, non di più, credo.
Entriamo, e trovati i posti mi guardo intorno: un teatro moderno,
nel senso recente, di un squallido color bluette, freddo e insignificante.
Fredda ma significante la temperatura.
Forse ho capito perchè è frequentato da animali in pelliccia.
Una signora dietro di noi sbraita perchè un altro signore
le è passata davanti strofinandosi contro.
Il Signore elegante, non obbietta,
ma probabilmente l’unica alternativa sarebbe stata calarsi dall’alto,
vista la stazza del grizzly femmina, parecchio molesta e vendicativa.
Inizia lo spettacolo, dove cinque ragazze e una violinista un po’ andata iniziano il loro rituale,
intermezzato da moine fuori dal tempo e da gesti da grande teatro, ridicoli in un luogo così.
Entra la soprano, vestita come una melanzana viola, e i capelli fritti sul capo.
Canta bene, ed è già qualcosa.
Entrano i ballerini, lei capelli rossi ricci in una nuvola perturbata,
lui cotonato all’indietro come preso dal maestrale impetuoso.
Volano leggeri nella loro triste performance, senza grande tecnica,
dozzinali e inutili.
Continua la serata, mentre la gente applaude per scaldarsi le mani,
e non vede l’ora che sia finita,
tanto che alla fine del concerto, prima dei soliti bis programmati,
la gente si alza e fa per andare, prima di riprecipitarsi seccata dal
prolungarsi di questa inutile e ghiacciata agonia.
I ringraziamenti degli artisti concludono questa serata
e usciti fuori ci lanciamo nel caldo riparo della nostra macchina.
Valzer viennesi? Al concerto di Capodanno, a casa e al caldo!
Ho ragione a meritarmi un bel concertino jazz?
Buona domenica