Archivio per Giugno, 2009

Un tempo, dopo la scuola, andavo in vacanza.

Giugno 18, 2009

poetto

Metà maggio ed era già vacanza.

Preparavo il mio zainetto, lo legavo dietro la sella della bici,

bella, verde, cromata,

e filavo felice verso il mare,

dove ad attendermi c’erano stormi di ragazze

che neanche mi guardavano

e frotte di compagni con i quali sfidarci a qualunque cosa,

purchè stancante.

Era bella, quella sensazione.

Di avere un lungo periodo di riposo,

senza pensieri per la testa,

di sopravvivenza, di lavoro,

di impegni, rate e di doveri.

Solo una bicicletta e un asciugamano.

E rientrando la sera, pedalando sulla mia bici,

bella, verde, cromata,

pensavo felice.

Voglio vivere tutta la vita così.

Alluvione di parole.

Giugno 17, 2009

brain_revenge_1

Scrivo tanto, ultimamente. Pensieri sparsi,

in un’alluvione di parole,  di concetti, di stronzate.

Ho pensieri sparpagliati che si rincorrono,

cozzano dentro il cranio, si riversano sugli arti,

muovono ignare dita per vergarli bit su bit.

Strano essere, l’umano.

Il suo cervello è la sua dannazione,

forse la sua condanna.

Le notizie di questo tempo stordiscono la mia attenzione,

e mi lasciano parecchio irritato.

Viviamo in un mondo assurdo,

dove i veri valori sono valutati in euro,

dove il valore di un uomo morto dipende dal luogo in cui è morto,

dove i politici sono pontificatori di stronzate,

e i pontefici politici.

Dove la mercificazione della carne umana

è diventata primo commercio mondiale (porno)

e continuiamo a far fumare la gente sapendo che morirà.

Dove abbiamo le risorse per produrre energia a costo zero,

ma dobbiamo comprare petrolio e costruire centrali nucleari

per le nostre industrie.

Dove non sappiamo più riconoscere un sapore genuino

assuefatti dall’industria della grande distribuzione,

dove preferiamo perdere due ore per comprare il prezzemolo,

quando potremmo averne un vasetto sul davanzale.

Potrei continuare all’infinito, ma smetterei qui:

le dita si sono impuntate, non ne vogliono sapere.

Facciamo una cosa:

continuate voi.

Donne belle e mute (ovvero, decidetevi a essere voi stesse)

Giugno 16, 2009

mostro

Questo è un post per voi donne. Solo per voi.

Perchè mi dispiace vedere il livello di compromesso al quale siete scese.

Avete modificato il senso dell’essere donne

trasformandolo nel senso dell’essere quello che gli uomini vogliono che siate.

Chirurgia estetica per sembrare vostre figlie,

per inseguire il mito dell’eterna giovinezza,

per essere accettate più dagli altri che da voi stesse.

Uomini che vi trattano come carne da macello,

facendovi salire su cubi,

svestendovi per uno yoghurt,

prostituendovi per un reality,

uccidendovi per una dieta.

Non avete più rispetto per voi stesse,

come potete pensare di poterlo avere dagli altri?

E’ la degradazione dell’essere umano,

bisognerebbe iniziare a reagire.

Magari evitando di sorridere quando una velina fa vedere il culo e dice una battuta,

o quando a un colloquio “è meglio se ti vesti scollata”,

o quando “mi rifaccio il seno perchè sto meglio con me stessa”,

o quando spingi tua figlia a partecipare ai provini

perchè vuole diventare qualcuno nel mondo dello spettacolo.

Basta.

Avete abituato gli uomini a cercare la donna giovane, bella e tettona,

quando invece non è necessario.

Gli uomini vogliono solo donne da amare,

non fate in modo che cerchino solo quelle da portare a letto.

Cambiate il vostro modo di essere donne,

e noi saremo uomini migliori.

 

Ispirazione da Il corpo delle Donne

Il potere della parola.

Giugno 16, 2009

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Un foglio bianco, una penna, un vocabolario.

Questo bastava per emozionarmi

e per impressionare la mia insegnante,

che ci diceva sempre:

Le parole sono importanti.

Oggi non è più così,

le parole sono avvilite da gente che in italiano parla 

come in natura l’asino raglia,

da giornali e tv che scrivono articoli sgrammaticati,

con magazzeni, gabine, sdrai e perticati,

e da giovani che scrivono in codice come spie russe.

Dispiace vedere la lingua non strapazzata e reinventata,

ma violentata e smembrata per sciatteria,

per vile mancanza di voglia di esprimersi.

Tv, radio e cellulare,

Facebook, blog, twitter e mail hanno ampliato enormenente

la possibilità di esprimersi, mettendo in comunicazione

miliardi di persone, culture, religioni.

L’unico problema è sempre il solito,

dalla notte dei tempi:

aver qualcosa da dire.

E dirla bene.

Il sogno dell’isola deserta (o della barca a vela).

Giugno 10, 2009

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Vivendo in un mondo caotico,

lavorando, studiando, vivendo a ritmi tecno

ma con un cervello che al massimo si muove a ritmo di valzer,

ogni tanto la fantasia cerca una via di fuga,

un pensiero che gli permetta di non scoppiare

imbrattando le pareti dell’ufficio.

L’idea dell’isola deserta.

La mia ha la forma plasmata dai racconti di Salgari e di Defoe,

dove palme e tempeste si accanivano sugli esseri umani ingegnosi,

rifinita dalle cartoline spedite dagli amici e poi dai viaggi fatti in giro per il mondo,

per arrivare a compimento nelle fantastiche spiagge primaverili,

deserte e profumate, assolate.

La voglia di fuggire è sempre presente, perchè il nostro mondo è pressante,

invadente, e spesso mi chiedo se ne vale la pena viverci affogati dentro.

Ultimamente, seduto su quegli scogli, mentre raccolgo lumachine di mare,

sentendo il  solo rumore delle onde e dei miei respiri,

mi chiedo il perchè non possa vivere così.

Quando sono sott’acqua e guardo donzelle e ricci, orate e bocconi,

perchè non possa permettermi giornate così tutti i giorni.

Poi trovo la risposta.

Perchè non ne ho il coraggio.

Di rinunciare alle certezze acquisite,

alle comodità di una vita spesso preconfezionata,

alle responsabilità che ne creano altre,

ai possedimenti materiali che diventano il nostro totem.

Guardo spesso barche a vela, leggo racconti di gente che molla tutto e parte,

per una idea di vita che è cercare oltre i propri limiti e conoscenze.

Non ci vuole molto, economicamente.

Ma ha un costo incommensurabile:

la nostra vecchia vita.

Piccola gente – la rivoluzione è vicina.

Giugno 9, 2009

medium

Gente che stride in tv, con occhi iniettati di sangue e fiumi di parole,

dicendo, parlando, sentenziando, secondo loro,

di politica.

Gente piccola, senza studi, senza spessore,

che segue la platea, l’onda emotiva, l’odore del sangue.

Gente che sentenzia e decide della nostra vita,

quando la loro prospettiva è deformata verso il loro pistolino,

e la loro ragione di vita è un pezzo di carne di donna,

possibilmente quarto posteriore o petto,

tenera e molto giovane.

Gente miope che ha nel dio consumo la loro unica religione,

e nei discepoli banche i loro vangeli,

credendo che il lavoro sia un accessorio della vita,

purchè firmato.

La speranza si affievolisce, spenta dalle ovvietà dei giornali,

alberi deceduti per fine indegna, non come la carta igienica.

Giovani generazioni crescono sospinte dal vento effimero di valori falsi,

come le griffe comprate al mercatino,

per apparire all’altezza di una società che è solo bassezze,

società che è spinta verso un abisso prolisso.

Attenti, questi tempi sono il preludio di una svolta radicale e armata:

la rivoluzione della patata.

Crema, Marmellata o triste e vuoto?

Giugno 4, 2009

cornetto3

Un sole alto come il mio umore illumina

una città appena sveglia, spettinata da una brezza fresca e leggera,

che si insinua dentro la polo, rinfrescando muscoli appena lavati,

profumati.

Disegno linee curve sull’asfalto,

come pennello due ruote di gomma,

come tela una città ancora deserta.

Imbocco la via, e sento già profumi inebrianti

di calde paste e di miscele di caffè,

e mentre sfilo il casco,

i succhi gastrici mi fanno avere contrazioni da partoriente.

Un sorriso, bello, sincero, solare,

lei è sempre così, in questo bar, a qualunque ora.

“Crema, Marmellata o triste e vuoto?”

Una domanda, tutte le mattine,

e la mia giornata inizia bene.

Entra poca gente, interessata alle notizie inutili

di giornali gettati sui tavoli.

Io no, la mia giornata inizia con le persone,

per sapere cosa pensano, cosa fanno, i loro programmi, i loro sogni.

Voglio i sogni della gente, che mettono in moto la mia fantasia.

Quel sorriso.

Apre al mio cervello,

orizzonti sconosciuti.

Essere se stessi: utopia moderna.

Giugno 3, 2009

guill01

Mi sono imbattuto in una di quelle trasmissioni taglia e cuci,

tette alla zuava e zigomi alla babbuino,

in cui due promessi sposi di facevano fare a pezzi,

per essere in forma per la cerimonia.

Mentre bisturi affilati affondavano nelle carni inermi,

mi domandavo se tutto ciò avvicina all’essere quello che uno immagina di se.

Sono me stesso o c’è bisogno d’altro per diventarlo?

Tutta la vita combattiamo contro dei genitori che vogliono importi

il loro giusto modello di vita,

per non ripercorrere gli errori che hanno fatto loro,

dandoci sui nervi dal primo ciuccio,

passando per la maglia di lana

e finendo con chi ti scegli come compagna.

Contro la società consumistica che ci vuole

idioti, sorridenti e ben vestiti,

fotocopie del modello che vende di più sul mercato,

discepoli del dio Prada e della dea giffe,

immolati e affettati come capretti

alla dea della quarta di reggiseno e del tanga brasiliano.

E’ difficile restare se stessi, perchè forse non lo siamo mai stati.

Trovare nella propria anima barlumi di personalità

è come scavare nelle miniere di diamanti:

fatichi fino ad ammazzarti, scavi e scavi e qualche volta trovi qualcosa

che solo dopo un duro lavoro diventa pietra preziosa,

che poi ti vendi per un nuovo cellulare.