Lettera aperta a me stesso.

Caro Insopportabile, ti scrivo perché in fondo mi fai pena, tu e la tua ossessione per il turismo [cit.]. Mi fai pena perché non hai capito alcune semplici cose che ora ti spiego.
Sarebbe facile creare un’offerta turistica eterogenea lasciando spazio a tutte le varie forme di turismo e a tutti i vari potenziali mercati.
Costa Smeralda per il turismo di lusso, turismo ambientale nelle zone interne, parchi marini e interni, spiagge e turismo culturale, campeggi, camper, cicloturismo, turismo a piedi e religioso.
Sarebbe facile creare un sistema di accoglienza regionale standard aggregando microsportelli di orientamento turistico nei comuni coinvolgendo le comunità nell’autopromozione delle risorse, sistema di accoglienza che diventerebbe base dati per la creazione della promozione e commercializzazione della destinazione Sardegna.
Sarebbe facile aggregare le comunità social intorno a un progetto di promozione condiviso coordinato da un social media team regionale con professionisti certificati.
Sarebbe facile creare un calendario degli eventi per evitare sovrapposizioni, per consentire creazione di offerte e pacchetti e per garantire alle attività produttive sufficiente tempo per programmarle.
Sarebbe facile creare grazie a un progetto regionale basato su cultura e turismo una scuola di eccellenza per la creazione delle professionalità necessarie nella gestione di tutti i processi, dalla comunicazione al servizio in sala.
Sarebbe facile fare in modo che gli investimenti stranieri fossero attirati con regole certe e non con chiusure ideologiche stupide, anacronistiche e spesso aventi unico scopo quello di non poter gestire i flussi di danaro o di favori.
Sarebbe facile fare della Sardegna un modello turistico moderno, innovativo ed efficace mantenendo le specificità di una Regione che non è solo speciale ma unica.
Sarebbe facile, caro Insopportabile, che tutto questo si possa realizzare anche in breve tempo con idee chiare e un poco di investimenti.
Sarebbe facile ma è impossibile finché ci sarà una politica che non vuole puntare su cultura e turismo, perché si critica l’investitore straniero perché poi i soldi vanno fuori dalla Sardegna ma si tollerano e incentivano allegramente le multinazionali francesi della grande distribuzione, perché si è ambientalisti con le villette degli altri, perché la cultura è oggetto di convegni ma non di investimenti, perché la politica incarica persone impresentabili e non professionisti, perché fino a quando avrete politici che come programma di governo hanno la loro ottusa e insignificante rielezione non cambierete mai.
Ecco, caro Insopportabile, per questo mi fai pena.
Perché non hai speranza, perché sei un cicalio insignificante nel silenzio deprimente della politica.
Rassegnati, caro mio.
La cultura e il turismo sono e rimarranno insignificanti.
Un abbraccio,
Insopportabile.

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12 thoughts on “Lettera aperta a me stesso.

  1. Caro uomo blu, hai stramaledettamente ragione, non mollare sei speciale come uomo, uniamoci e vinceremo circondiamoci di persone che credono nel turismo e scavalchiamo i muri del potere, per dare ai nostri figli un futuro migliore.

  2. Caro Insopportabile,
    nutrire speranze incrollabili ha molto a che fare con il #sardolicesimo. D’altra parte le speranze e l’idee nascono sul granito e del granito hanno la sostanza. Resistono al maestrale traverso e a certe onde che in inverno inghiottono scogli, sollevano spruzzi al cielo. Tantissimo tempo fa avevo immaginato, in un racconto che poi ho distrutto (ma questa è un’altra storia), una Sardegna isola di cultura e natura, in cui il turista, in ogni stagione, poteva scegliere destinazione e tipo di vacanza. Erano tempi remoti, in cui ancora non esistevano i social e internet era sempre preceduto da quel suono sgradevole, girava pagine che ne frattempo ti facevi un caffè. Immaginavo in quel racconto,anche, che il problema dell’occupazione sarebbe stato risolto in gran parte dal turismo intelligente e ciò che intorno gravita, il resto con soluzioni di telelavoro mirate. Mi ero informata, il telelavoro era già realtà negli USA, la nostra (ridicola) normativa europea era ancora in altomare, ma le possibilità di applicazione erano davvero infinite. Non smetto di sperare e non smetto di pensare che un giorno non lontanissimo mi sarà possibile vivere in Sardegna, perchè ci sarà così tanto da fare che anch’io saprò come rendermi utile. Non sei solo, dunque, nelle tue speranze. Tieni duro. Che un vecchio modo di dire, spesso usato a sproposito, dice che non bisogna arrendersi mai, perchè spesso è l’ultima chiave del mazzo che apre la porta 😉

    Barbara (aka La Wising)

  3. Per fortuna c’è gente Insopportabile che continua a crederci..
    Il che è tutt’altro che insignificante! 😉

  4. E’ tutto molto più facile di quanto sembri, ma è impossibile attivare nelle menti di ognuno di noi quel ciclo creativo che servirebbe a creare occupazione turistica invernale ma non solo. La Sardegna è terra per conquistatori. La Sardegna è terra di conquistati. La Sardegna è selvaggia e lo rimarrà, una parte di me lo spera, in conflitto, per sempre.

  5. la politica non ha solo distrutto il turismo, ma anche chi di una passione aveva costruito un grande lavoro. la vita va avanti fino a quando la depressione e la stanchezza prende il sopravvento ed allora ci accorgiamo che tutto quello che si fa per passione serve solo a noi stessi, mentre gli altri senza farsi vedere raccolgono le briciole di un futuro che ha solo la certezza di invecchiare. caro insopportabile, la sardegna non e’ la sola risorsa che puo’ risolvere tutti i problemi, sono le idee condivise che come te cerchi inutilmente di nascondere , ma come vedi non ci riesci, hai coinvolto pure me che non solo mi sento come te di fronte al futuro ma ho sentito dire che sono anche un noioso rompipalle. un abbraccio.

  6. Grande! Sono davvero felice che condividiamo lo stesso programma. Oh, va da sé che l’ultima parte si riferisce a chi c’è stato prima di noi. Take care…

  7. Francesco Morandi, spero, con tutto me stesso spero, che finalmente si possa fare qualcosa di grande. So che non sarà facile, che non basteranno 100 giorni e nemmeno 200, ma se almeno diamo inizio a un processo di strutturazione della nostra offerta turistica sarà già un evento epocale!

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