Chiude una libreria a Cagliari. Chi se ne frega, @patriziozurru1.

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Un’altra libreria che chiude, a Cagliari. Una notizia che per tanti non è una notizia. Chiudono in tanti, ottici, pizzicagnoli, fabbri, commercianti. Una libreria è, in fondo, un’attività come le altre.

Anzi, peggio. Perché la lettura, la cultura, non serve in fondo a nulla.

In una città come Cagliari, spinta verso il futuro da città metropolitana, cresciuta di dimensioni, multietnica e moderna, pulsante di vita e di voglia di crescere, la cultura serve fino a un certo punto.

Serve la cultura come glassa chic per dare un tono come un vestito d’effetto su tante iniziative, serve a giustificarsi di fronte all’imbarazzante appiattimento culturale della dialettica comune, serve a lavarsi la coscienza sapendo che esiste anche se a noi poco interessa.

Una libreria non è nulla, ed è vero. Perché a nessuno interessa prendersi una mezz’ora, leggere per capire meglio il mondo e se stessi forse convinti che basti leggere gli status su facebook e twitter per essere cittadini senzienti nel mondo moderno.

Una libreria sono perdite di tempo impilate in pagine, storie metafore da interpretare con fatica, concetti da appuntarsi scritti da gente con manie d’artista. Sono anacronistici ostacoli alla fruizione moderna dei contenuti.

Ecco perché a nessuno importerà della chiusura della libreria di Patrizio Zurru, dopo una iniziale indignazione magari a mezzo like e condivisioni sui social network.

Perché una città moderna, che guarda al futuro, zeppa di tecnologia e innovazione, di wifi ed eventi glam non ha tempo per fermarsi, per tentare di capire, per far sedimentare i pensieri e renderli ragionamento di prospettiva.

Ecco, a me dispiace per Patrizio e la sua romantica idea di scuotere l’indolenza dei suoi concittadini per fargli capire che la cultura è l’unico vero atto sovversivo, che leggere un libro è dotarsi di armi in un mondo dove si costruisce dopo aver bruciato il nostro passato con il napalm dell’ignoranza.

Essere una città, essere una Regione speciale come la Sardegna forse possiamo intuirlo. Ma immaginare il nostro futuro è la domanda che oggi ci dobbiamo fare.

E immaginarlo senza un cervello allenato dalla cultura è terribilmente complicato.

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5 thoughts on “Chiude una libreria a Cagliari. Chi se ne frega, @patriziozurru1.

  1. Ci sono una marea di librerie che stanno nascendo nel mondo, anche in paesi di ignoranti, piu degli italiani, perchè? perchè innovano…il concetto di libreria non è piu quello di prima e se non lo capite non aprite librerie! innovazione non è una libreria con qualche tavolo e il caffe per far “consumare al cliente i libri in un modo diverso” come altri mestieri è ovvio che se non si innova DAVVERO non si sopravvive e questo vale per ogni cosa. Certo tasse e burocrazia sono un problema, ma qualcuno ha mai pensato a liberarsi di metà libreria per incentivare l’utilizzo di pc come fonte di ricerca? lettura di ebook? kindle a noleggio dentro la libreria? ebook in generale? zona di raccolta di giovani fuorie dentro tramite partnership con locali per organizzare qualche evento tipo, corsi di lettura veloce o memorizzazione o letture pubbliche di libri a episodi per es di grandi classici o libri targetizzati per giovani o libri di scuola o collegati a qualcosa che sia un obbligo quasi ma che finalmente viene offerto come fosse un piacere? contattare personalmente studenti per offrire a futuri studenti dello stesso corso libri da consultare durante lo studio? letture in inglese o lingue straniere? best seller stranieri? eventi riguardanti nuovi libri dal mondo narrati da madrelingua? corsi di lingua straniera durante la lettura di un libro straniero per incentivare l’apprendimento? etc etc non c’è nulla di questo solo un “bar” con dei libri alle pareti e qualche evento che puo attirare solo una piccola nicchia vecchia, allora non lamentatevi se una libreria chiude o se l’italia è una merda, perchè l’italia è una merda non per colpa dello stato ma per colpa degli italiani stessi che hanno creato cio…prima di incitare al cambiamento siate voi il cambiamento studiate, marketing e business non farebbe male, guardate al mondo intero e poi applicate come se fosse il 2025 non il 1990 e allora vedrete…Italia paese di vecchi, fannulloni e vecchi…

  2. Anche nella mia città han chiuso librerie “storiche” con mio grande, grandissimo dispiacere.
    Eppure le persone leggono…ma, evidentemente non acquistano più in libreria….
    Mi riesce difficile pensare che in Sardegna le persone non leggano…

    Mi dispiace molto di questa chiusura, davvero inaspettata…
    Buone cose e chissà….io spero sempre che la\e libraria\e riapra\no.

    un saluto
    .marta

  3. Questa libreria ha chiuso, come tante altre, ma mai come quest’anno ho visto così tanti Kindle in spiaggia, segno che la lettura trova ancora terreno fertile. Speriamo solo che l’ebook non diventi un modo per non pagare gli autori (“dai, passami il file!”), altrimenti, dopo la morte delle librerie, arriverà quella degli autori.

  4. La chiusura di una libreria è sempre un evento triste e preoccupante. D’altro canto, come già qualcuno accennava, ciò non significa che non si legga più. Cambiano le tecnologie, cambiano i modi di leggere. Difficilmente spariranno gli autori, anzi. Come per la musica, spariranno le etichette e il modo di diffondere i libri, ma la scoperta di romanzi e saggi, tramite il digitale, potrà essere più libera e il modo di conoscere e apprendere sarà meno veicolato da brand e lobby.

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