Non capisco ma non mi adeguo.

Fatico, ultimamente. Fatico a trovare entusiasmo per quello che faccio, immerso in un mondo melmoso di azioni chiare come un’orzata. Fatico a trovare utile quello che faccio, a pensare che forse il mondo possa andare avanti senza il mio apporto.

Circondato da personaggi inquietanti, da un livello culturale perlopiù deprimente e da un livello politico becero e senza visione, cerco di capire se non sto sbagliando io a stare in questo contesto.

Poi mi guardo allo specchio e non capisco ma non mi adeguo.

Perché questi personaggi inquietanti, questo sottobosco di mediocri, questa insignificanza deambulante non merita di prendere il posto della gente capace.

Perché la nostra nazione, regione, provincia, comune, circoscrizione, condominio, famiglia deve essere fondata sul rispetto meritocratico. Ecco, me lo sto giusto appuntando per ricordarmelo.

Io non mi adeguo. Perché io a quel basso livello non ci vivo, non amo strisciare per la paura di sbagliare o di non essere allineato, non amo guardarmi i piedi.

Amo guardare avanti, molto avanti, in un punto che magari non raggiungerò mai ma che la notte, quando gli occhi stanchi e il cuore amareggiato si intorpidiscono, sarà il punto che mi permetterà di sognare sogni tranquilli facendo sorridere la mia anima.

E al mattino troverò sempre tanti motivi per non capire ma ogni volta almeno uno per non adeguarmi: la mia dignità.

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