Cagliari e il rischio delle città imbuto.

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Amo Cagliari, è e sarà sempre la mia città.
Ma credo sia un errore strategico accentrare tutto a Cagliari.

Politica, cultura, sport, sociale, enti, festival, manifestazioni. La gran parte delle attività più importanti si svolge a Cagliari.
In un mondo di delocalizzazioni collegate in rete, di valorizzazione delle nicchie e della diversità trovo pericoloso accentrare tutto in un unico luogo.
Cagliari deve essere faro e hub ma non imbuto (e spesso scarico).
Perché il pericolo è che diventi globalizzata come le mille città che fagocitano i territori circostanti prendendosi più i problemi che i reali vantaggi.

Il territorio invece ha bisogno di essere coinvolto in progetti che ne valorizzino le diversità e i punti di forza, ha necessità di far parte del prodotto per valorizzarlo e renderlo più eterogeneo e intercettare un turismo più attento e creare le condizioni per una crescita realmente partecipata.

Un prodotto Sardegna ha bisogno della vetrina ma anche di valorizzare quello che ci differenzia da qualunque altro prodotto mondiale. Non abbiamo bisogno di inseguire modelli popolari ma solo di trovare un modo organizzato per rappresentare ciò che già siamo.

Certo, accentrare è più comodo e spesso economico ma non credo abbia futuro. Cagliari trovi la spinta per dare evidenza ai territori, condividere e collaborare, delocalizzare anche progetti culturali e sociali.
Perché il futuro è nella rete di condivisioni, non nella ragnatela.

Perché Cagliari sia sinonimo di Sardegna.

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One thought on “Cagliari e il rischio delle città imbuto.

  1. Quello che avverto è che Cagliari si sta dirigendo verso una riprogettazione strutturale e sociale. L’ultimo PON (Programma Organizzativo Nazionale) Città Metropolitane vede il Capoluogo come capofila, di un progetto di collegamento nel quale si marcia a mano presa con l’hinterland.

    D’altra parte, l’accentramento affonda le sue radici nelle abitudini difficili da estirpare, degli abitanti della Città. Perché questo? L’idea che mi son fatto sulle ragioni di questa tendenza sono anche di tipo spaziale. Ovvero: in un’isola nella quale la distanza massima da sud a nord è di 300km (circa), la percezione della percorrenza di 30km per raggiungere un evento culturale, equivale a un viaggio. Geograficamente, allontanarsi da Cagliari è [quasi] un’esperienza paragonabile al trovarsi nel ‘wildness’ della frontiera americana; eppure, magari siamo semplicemente in viaggio verso Ballao.

    Fare rete e non ragnatela e dire al cane di smetterla di mordersi la coda, mi suonano assonanti; è vero, si dovrebbe dare evidenza anche agli altri territori delocalizzando alcune iniziative socio-culturali.
    Al contempo, penso che Cagliari non debba necessariamente essere sinonimo di Sardegna.
    Isola vasta ed eterogenea riguardo una pluralità di fronti, non può essere denotata da una delle sue città, con le sue peculiarità. Al massimo, Cagliari può connotare la Sardegna con quelle sue caratteristiche che la rendono unica e caratteristica all’interno dell’Isola stessa.

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