#expo2015. Successo o non successo rimane la lezione.


Expo2015 chiude oggi. Sei mesi fa appariva come una enorme occasione che come al solito gli italiani avrebbero perduto. Scandali, tangenti, disorganizzazione, assenza di strategia, imbarazzante comunicazione.

Poi.

Matteo Renzi decide di provarci.

Non discuto sui numeri, sulle promesse, su quello che poteva essere e non è stato.

Parlo di un disastro annunciato che disastro non è stato.

Parlo di una Italia che ha fatto un’ottima figura a livello internazionale.

Parlo di una considerazione diversa da parte del resto del mondo.

Parlo di un’Italia che ama essere un po’ araba fenice e un po’ favola americana (farsi del male per poi lanciarsi in missioni quasi impossibili) ma che porta a casa un risultato che non è il successo di expo.

È la lezione che quando facciamo finta di essere una nazione intorno a un progetto siamo in grado di ottenere risultati importanti.

Ecco, in un contesto italiano dove l’apparenza è di una nazione senza speranza, oppressa da una corruzione diffusa, da una demeritocrazia zavorra e da una cronica mancanza di visione voglio concentrarmi sull’esempio che viene da #expo2015.

Che volendo si può essere nazione.


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