Dario e il Turismo.

Leggo con interesse l’intervista che Dario Franceschini, Ministro della Cultura e del Turismo ha rilasciato stamane al Corriere delle Sera.

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Tante considerazioni sulla bellezza come aspetto unico e differenziante dal resto del mondo, di come la nostra ricchezza culturale e ambientale possa davvero fare la differenza.

E poi alla domanda “Cosa cercano gli stranieri in Italia?” il Ministro risponde così:

Ormai il turismo di qualità non arriva nel nostro paese solo e soltanto per l’offerta museale ma per vivere un’esperienza completa, tipicamente italiana. L’arte, i musei ma anche lo stile italiano di vita , e quindi il cibo, la musica. C’è insieme il patrimonio materiale e quello immateriale.

 

Il turismo culturale è sicuramente un forte attrattore ma non è l’unico che suggestiona e soprattutto non è l’unico o il più determinante che porta un turista straniero in Italia. Esiste un turista balneare, ad esempio, nella Sardegna che viene citata per il Cagnulari (che non è solo prodotto a Usini, per inciso), turismo che sceglie una destinazione per il mare, magari anche per il cibo, e che dei musei si disinteressa allegramente. E così tanti altri turismi che hanno il loro peso e le loro dinamiche anche stratificate negli anni.

Intuisco che forse l’intenzione del Ministro sia quella di qualificare l’offerta per far arrivare un turismo più colto e consapevole della bellezza che hanno intorno e questa potrebbe anche essere una buona chiave.

Rimane un unico dubbio. Lavoriamo sulle motivazioni, sulle suggestioni, sulle chiavi di lettura dei territori per farli diventare offerta appetibile ma, a quanto mi risulta, non lavoriamo ancora per nulla sull’organizzazione, vendita e promozione dell’offerta sui mercati internazionali.

La percezione è che il Ministero funga da “ispiratore” per suggerire le strade agli imprenditori e le amministrazioni territoriali che dovranno farsi carico di queste fasi operative.

Potrebbe anche essere una soluzione, magari dando dei protocolli standard  da seguire (ad esempio quelli sviluppati dal TDlab) e ragionare solo sulla promozione pura con ENIT.

Tutte ipotesi ricavate da interviste e interventi, ovviamente.

Supposizioni che non trovano supporto in documenti e atti operativi sul Turismo.

Sarebbe quindi utile capire, a quasi due anni dall’insediamento, quale strada si vorrebbe far prendere al Turismo italiano che non sia la solita e frustrante rotatoria senza svincoli.

 

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