Enlarge your twitter.

Twitter testa la possibilità di passare da 140 a 280 caratteri.

Con una mossa a sorpresa twitter annuncia l’incremento del limite dei caratteri dai tradizionali 140 a 280.

Rimango sorpreso e ammirato per la pervicace e costante ricerca della via del fallimento di Twitter, a tratti davvero commovente. Perché twitter nasce per essere veloce, per comunicare senza fronzoli, con la sintesi e il rimando ad altri media per approfondire.

E invece, in un momento in cui il lato oscuro della forza mondo social (facebook) procede spedito verso il massiccio utilizzo di contenuti multimediali, cartelli con pochi caratteri glassati di grafica inguardabile, stories, video e formati panoramici, dirette, reactions, scritte con effetti animati, filtri da adolescenti e varie amenità tutte coerenti nell’attirare l’attenzione degli altri nonostante i contenuti, twitter pensa di snaturare una delle poche peculiarità che lo rendono diverso e riconoscibile.

No, non è la reazione stizzosa di un amante tradito, non è come quando instagram decise di aggiungere i video tra le polemiche di mezzo mondo e adesso sembra impossibile immaginarlo senza.

È una analisi oggettiva, gelida, sul tavolo del coroner in attesa del cadavere.

Twitter nasce e cresce grazie alla formidabile immediatezza e velocità dei suoi 140 caratteri, alla incredibile e semplice efficacia degli hashtag che diventano palinsesti di racconto mondiali, caminetti intorno ai quali comunità intere si raccolgono per discutere e commentare il mondo. Nessun social è così immediato perché è un social aperto (non come il lato oscuro, micro-maxi-mondo social chiuso dentro un recinto).

Nessun social è così efficace nella condivisione delle notizie perché è connesso intimamente (con persone e broadcast) al mondo dei media tanto da portargli nelle redazioni le news dei social in maniera immediata.

Però twitter soffre la mancanza di utenti, soffre la competizione con Facebook che sta fagocitando il mondo social a colpi di novità e acquisizioni, soffre la perdita di identità ma soprattutto di visione del proprio futuro.

Partire da un punto fermo potrebbe aiutarli: facebook non è un avversario, ha già vinto. Dovrebbero lavorare su ciò che li rende unici e non riproducibili: puntare decisamente sulle news (canalizzate via hashtag) offrendo ad esempio la monetizzazione del traffico alle testate giornalistiche, blogger, opinion leader, aziende.

Puntare sulle conversazioni, su un diverso meccanismo per ritagliare la rilevanza delle conversazioni in funzione dell’audience, su modalità più efficaci nel trattare i contenuti multimediali e le dirette, su strumenti più semplici per gestire le liste facendole diventare anche dei gruppi di conversazione aperti, sulla possibilità di poter ripescare facilmente i contenuti vecchi con una rassegna degli anni passati (copiare facebook, giusto per fargli capire come ci si sente).

Perdere la propria identità è invece un suicidio. Il problema di twitter non è il fatto che le persone non riescano a comunicare in 140 caratteri: è che le persone non amano più comunicare su twitter per la scarsa o inutile interazione dovuta a uno strumento che non è più al passo con i tempi.


Twitter è anziano ma non è ancora il tempo della pillola blu. #enlargeyourtwitter

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